Riunione d’équipe sanitaria: sai dire quello che pensi?

Le riunioni d’équipe sanitaria hanno lo scopo di condividere informazioni, intuizioni e interpretazioni diagnostiche per potenziare il risultato terapeutico e indirizzare la programmazione clinica. Nonostante questo, capita che alcuni professionisti non riescano a dire la loro opinione.

Tu sai dire quello che pensi?

Perché hai difficoltà a dire la tua in équipe

Se hai difficoltà a dire la tua opinione in équipe potrebbe dipendere da diversi fattori tra cui: 

  • insicurezza: in questo caso, forse, hai difficoltà a dire la tua opinione anche extra lavoro;

  • poca esperienza: hai appena iniziato la tua carriera; 

  • poca confidenza con i colleghi: li conosci da poco o non hai ancora costruito delle relazioni sicure; 

  • rapporti complessi con i superiori: ti intimidisce l’autorità;

  • rapporti complessi con i pari livello: hai avuto conflitti più o meno dichiarati.

In tutti questi casi, quando hai un pensiero da condividere, qualcosa ti blocca. 

Dare informazioni è diverso da dare opinioni

Probabilmente, quando si tratta di elencare dati e informazioni è tutto più facile: ti appoggi a documenti, appunti ed esami e riesci a riepilogare la situazione del paziente.

Quando, però, si tratta di ipotizzare una diagnosi, proporre una terapia, suggerire un cambio di approccio, resti in silenzio.

I sanitari che incontro nel mio lavoro di coach della comunicazione sanitaria raccontano che, a quel punto, la deriva della riunione è già scritta e succede una delle due cose: 

  1. qualche collega esprime l’intuizione al posto loro, prendendosi i meriti; 

  2. nessun altro ha l’intuizione e loro escono dall’équipe con la sensazione di non aver fatto tutto il possibile. 

Dire quello che pensi può salvare vite

Forse ricordi la triste storia dello shuttle Challenger: l’ingegnere Roger Boisjoly e il suo collega Bob Ebeling avevano avvertito il team di una combinazione tra il lancio a basse temperature, la pressione e i giunti O-ring che avrebbe potuto compromettere la tenuta della navicella. 

Purtroppo in quel caso, per la fretta di rispettare le scadenze, la squadra di ingegneri e la dirigenza ignorarono l'avvertimento e, dopo 73 secondi dal lancio, lo shuttle Challenger esplose. 

Quando ti trovi in équipe, questa consapevolezza è importante: se dirai quello che pensi potreste insieme salvare delle vite o quantomeno ottimizzare il percorso e la qualità di vita di un paziente; se i colleghi e le colleghe faticano a darti retta, è preferibile insistere. 

Come dire quello che pensi in équipe

C’è una premessa. Rifletti bene su quali potrebbero essere la cause che ti bloccano nel dire quello che pensi perché, se le ragioni profonde sono riconducibili alla tua storia personale e a vissuti psicologici, tu possa rivolgerti al professionista di competenza. 

Nel quotidiano, invece, ti propongo un metodo pratico che ti aiuterà a esprimere le tue idee in riunione, anche davanti al Primario. 

Prendiamo spunto da Marshall Rosenberg e dalla sua Comunicazione Non Violenta

Tre punti pratici della Comunicazione Non Violenta

Dal punto di vista pratico, ti basta rispettare questi tre punti per riuscire a dire la tua anche in riunione: 

  1. Contesto chiaro e specifico;

  2. Emozione o Pensiero autoriferito; 

  3. Proposta. 

Il contesto chiaro e specifico aiuta i colleghi e le colleghe a collegare con facilità il tuo pensiero ai fatti e ai dati noti, come se stessi descrivendo una fotografia: qui evita ogni forma di giudizio, esplicito o implicito.

L’emozione e il pensiero fanno intendere che hai ascoltato il tuo istinto e la tua ragione per formulare il tuo dubbio e la tua ipotesi: qui parla solo in prima persona.

Proponi come testare l’ipotesi, come procedere, cosa pensi possa aiutarvi a capire di più. È importantissimo che si colga che tu vuoi valutare la tua opinione e non darla come assodata. Questo ti aiuterà a non intimidirti.

Due esempi:

  • Dato l’esito dell’esame X, mi preoccupa che possa esserci questo effetto collaterale che è comune quando [...]. Propongo di [...]

  • Mi sono spaventata quando Y ha reagito così alla terapia perché ho pensato che [...]. Possiamo provare a [...]?

Dire quello che pensi dipende anche dall’Autodialogo

È più semplice dire la tua in riunione se hai imparato a parlarti con gentilezza. 

Quando ti dai addosso dentro di te, accusandoti di non saper dire quello che pensi e mettendo in dubbio le tue stesse opinioni, saboti te, l'équipe e la salute del paziente. 

Un buon modo per liberarti da questo rimuginio autosabotante è imparare  a rivolgerti parole positive, incoraggianti, stimolanti, accoglienti. 

È una capacità che si allena e ti posso aiutare! 

Conosci già le mie consulenze? Ecco quella che fa per te!

QUESTA
Marta Venturini