Autogestione terapeutica e come migliorarla
L’autogestione terapeutica è determinante per garantire al paziente autonomia nell’assumere farmaci o svolgere esercizi riabilitativi e alleggerire il carico del personale sanitario. Quindi, come possiamo migliorare l’autogestione terapeutica dei nostri pazienti?
Il risultato terapeutico e l’aderenza alla prescrizione
Sappiamo bene che una terapia va seguita con scrupolosa attenzione e che ogni paziente va accompagnato affinché assuma i farmaci o svolga gli esercizi riabilitativi con la costanza, la frequenza e il dosaggio prescritti.
Nei primi tempi dopo una prescrizione, le persone sperimentano nel quotidiano la complessità delle nuove abitudini e potrebbero non aderire alle indicazioni, influenzando negativamente i risultati terapeutici.
Per questo motivo, noi sanitari mettiamo in conto che i pazienti e i caregiver ci contatteranno per avere chiarimenti e suggerimenti aggiuntivi e che servirà un periodo di assestamento.
Nonostante questo, lo scopo è dare loro autonomia di gestione.
Perché è importante l’autogestione terapeutica
L’autogestione della terapia è determinante sia per i pazienti (e i caregiver), sia per il personale sanitario.
Un paziente autonomo avrà più facilità a regolarsi in situazioni insolite, quando è fuori casa o non può rispettare la prescrizione in termini esatti.
I caregiver di pazienti autonomi saranno più sereni e rilassati e sentiranno di potersi fidare del proprio caro e della sua capacità di prendersi cura di sé.
Il personale sanitario che ha guidato i pazienti all'autogestione terapeutica si alleggerirà dalla necessità di essere sempre presente e attivo nel monitoraggio terapeutico e potrà riservare il suo supporto alle visite di controllo.
Cosa riduce l’autonomia dei pazienti?
Ci sono tre fattori principali che riducono l’autonomia dei pazienti nella gestione della terapia e hanno tutti e tre a che fare con la fiducia:
fiducia in sé del paziente;
fiducia del personale sanitario nei confronti del paziente;
fiducia dei caregiver nei confronti della prescrizione e del loro caro.
Questi tre tipi di fiducia, quando carenti o addirittura assenti, inducono:
il paziente ad appoggiarsi al personale sanitario e a chiedere più supporto del necessario;
il personale sanitario ad accentrare il controllo e a condividere le informazioni parzialmente;
i caregiver a chiedere più indicazioni e informazioni al personale sanitario e a interrogare più volte il paziente sull’aderenza alla terapia.
Tutto questo impedisce un sano sviluppo di autogestione terapeutica.
Come migliorare l’autogestione terapeutica
Forse hai già immaginato dove sto andando a parare. Il modo più pratico per interrompere il circuito di sfiducia è potenziare la comunicazione.
Quando si descrive per la prima volta la terapia è bene seguire questo protocollo:
indicare quando, cosa e come con chiarezza;
spiegare perché;
chiedere al paziente di ripetere;
consegnare indicazioni scritte accurate (non bastano due righe in fondo al referto! Un’idea in più? Crea una breve Guida all’uso o una brochure, con gli strumenti informatici che abbiamo oggi a disposizione impieghi poco tempo ed è facilmente personalizzabile!).
La stessa Guida d’uso può essere inviata o consegnata a un caregiver, di modo che abbia chiari tutti i dettagli terapeutici.
Questa sequenza di azioni darà più sicurezza al paziente e al caregiver e tu sarai più al sicuro da dubbi e fraintendimenti.
Non sai da dove partire per creare la tua prima guida per pazienti e caregiver?
Va detto che per i primi tempi è saggio assicurarsi che la terapia sia seguita con attenzione e che durante le visite di controllo sarà utile chiedere al paziente di descrivere la sua routine terapeutica per notare eventuali mancanze o eccessi.
Il feedback del paziente ti sarà utile anche per aggiornare la Guida d’uso, sulla base della sua esperienza diretta.
Questi sono fondamenti di comunicazione sanitaria: vuoi approfondire come applicarla alla relazione con i pazienti?