La comunicazione con il paziente cronico

La comunicazione con il paziente cronico necessita di accortezze specifiche: il paziente cronico è una persona stanca, esperta della sua situazione e avvezza alle dinamiche sanitarie. Qui ti mostro come non esasperarvi a vicenda.

Il paziente cronico è diverso dal paziente occasionale

Il paziente cronico ha una patologia che lo accompagna nel quotidiano da tempo e di cui, negli anni, ha approfondito ogni dettaglio per aumentare la percezione e l’illusione di controllo e, periodicamente, è costretto a visite, esami, rinnovo di prescrizioni. 

Questo lo rende esperto della sua situazione. 

Non ti sorprendere, quindi, se ogni tanto si comporta come se ne sapesse più di te: per certi versi, è vero. 

Di sicuro conosce meglio di te gli intoppi di ogni giorno e se lamenta difficoltà con le procedure fai bene ad ascoltare. Anche possibili proteste su aspetti burocratici ed amministrativi hanno particolare diritto di ricevere attenzione perché le lamentele sono frutto di un’esposizione diretta e continuativa, un peso che aumenta man mano che il tempo passa.

Paziente cronico e comunicazione emotiva

Ogni volta che alleno la comunicazione di chi si confronta con pazienti cronici, sento forte la frustrazione per la ripetitività degli scambi e le pressioni che il professionista affronta nel doversi relazionare più volte con la stessa persona e per le stesse questioni.

Lo snodo, per queste comunicazioni, sta tutto nelle emozioni

Lo so, non è scontato parlare di emozioni in ambito sanitario, ma bisogna imparare a tenere presente che il paziente cronico è un paziente arrabbiato e frustrato, anche quando per temperamento è mite; il paziente cronico è triste e impotente; il paziente cronico è in ansia.

Il professionista sanitario che si relaziona al paziente cronico a volte dimentica tutto questo, dà per scontata la quotidianità della patologia e si scoccia quando il paziente si lamenta, si spaventa o fa richieste.

Inoltre, il professionista può provare senso di impotenza perché non ha la possibilità di dare soluzioni più efficaci e questo aumenta la sua frustrazione e la fatica a comunicare. Potrebbe addirittura sentirsi a disagio perché la risposta alle domande del paziente è sempre la stessa.

Hai notato che le tue emozioni sono molto simili alle sue?

Come comunicare con un paziente cronico

Per comunicare con un paziente cronico considera innanzitutto che provate le stesse emozioni. 

Poi ricorda che si fida di te  e che ogni tanto va in crisi perché non ci vuole credere, che il suo problema sia senza soluzione! Allora ritenta, prova a darti di nuovo le informazioni, sperando che il risultato cambi, che magari ci sia una nuova cura o qualcosa che sblocchi la situazione.

Questo può aiutarti a interpretare le sue lamentele ripetitive con più tenerezza e comprensione, come tentativi vani di cambiare le cose. 

In generale, per relazionarti al meglio, tieni conto di questi tre aspetti comunicativi:

  1. Rispetto: ascolta le proteste, anche quelle note. In quel momento il paziente è arrabbiato e se sente trascuratezza e disattenzione lo sarà ancora di più.

  2. Conforto: comunica comprensione per le sue difficoltà. Vive ogni giorno una situazione complessa spesso minimizzata.

  3. Rassicurazione: nota le sue preoccupazioni e dai alla persona informazioni che la aiutino a sentire di avere il controllo. 

Quando comunichi, sii colloquiale, per far percepire alla persona il senso di appartenenza di cui ha bisogno. Nel caso il paziente fosse molto insistente, possiamo studiare insieme frasi e abitudini comunicative che ti aiutino a tenere i confini. 

Ricorda anche di accompagnare le parole con una gestualità accogliente, sorridi e parla con calma. Se puoi, tieni dritta la schiena per esprimere sicurezza e far uscire la voce più nitida. 

Dai attenzione anche al tipo di paziente cronico arreso che non dice più nulla, che si ritira senza darti la possibilità di monitorare al meglio la sua salute. 

Quando un paziente cronico è molto silente, prenditi il tempo di scrivergli o chiamarlo per sapere come sta. 

Come prenderti cura di te se segui pazienti cronici

Se nel tuo lavoro può essere semplice applicare qualche regola comunicativa e migliorare lo scambio con il paziente cronico, poi, chiusa la porta dell’ambulatorio o la telefonata, potresti sentire un forte stress

Un paziente cronico può essere insistente e la pressione si fa sentire. 

Quello è il momento per integrare Mindfulness e Autodialogo costruttivo.

Insieme, Mindfulness e Autodialogo ti aiutano a: 

  1. rilassarti e lenire lo stress; 

  2. sentire come stai e avere chiare le tue emozioni; 

  3. riconoscere di cosa hai bisogno per stare meglio; 

  4. parlarti e trattarti con gentilezza; 

  5. esprimere e verbalizzare quello che provi.

Il macro risultato è che vivrai meglio il tuo lavoro, continuerai ad amarlo e ti preserverai da conflitti, incomprensioni e burnout.

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